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Pisa

Secondo i resti archeologici rinvenuti nel corso dei secoli, la città di Pisa, ha innanzitutto origini greche, nonostante le testimonianze anche della presenza di etruschi e liguri! La città sorse in prossimità della confluenza delle foci dei fiumi Arno ed Auser, in una zona prettamente lagunare e secondo una leggenda, sarebbe stato Pelope, tornando dalla guerra di Troia, a fondarla. In realtà, c’è chi obietta che Pisa non fosse proprio una città costiera perchè distava circa quattro chilometri dalla linea di costa. Dopo gli etruschi, il territorio fu conquistato dal Sacro Romano Impero. I Romani fondarono il cosiddetto “Portus Pisanus”, ossia la flotta che successivamente sarebbe diventata la grande potenza marinara della città e la città pisana diventò un’alleata di Roma e colonia militare. Nel corso del tempo, combattendo accanto a Roma, guidò numerose e vittoriose battaglie contro Liguri, Galli e Cartaginesi. Quando però l'impero romano cadde, Pisa non subì la decadenza di altre città grazie al suo sistema fluviale che le permise di difendersi soprattutto dalle invasioni barbariche dei Goti e Longobardi. La città entrò poi a far parte della Tuscia e iniziò l'ascesa al ruolo di porto principale del Tirreno e di centro degli scambi della Tuscia con Corsica, Sardegna e coste meridionali di Francia e Spagna. Con l'avvento dei Franchi e la vittoria di Carlo Magno, la città fu inserita nella contea-ducato di Lucca. Fra il IX ed il X secolo, la flotta pisana combattè i pirati saraceni e la città gettò le basi per i futuri traffici commerciali. Poco dopo il Mille, durante il medioevo, Pisa viene menzionata fra le quattro Repubbliche Marinare d'Italia insieme ad Amalfi, Genova e Venezia ed acquisisce una propria indipendenza pur mantenendosi fedele all'Impero, senza mai assumere una posizione di sottomissione. Cominciò quindi un periodo d’espansione e di importanti conquiste territoriali e l'espansione continuò in Italia e nel Mediterraneo. Verso la fine del XII secolo, nella penisola, si formarono e si iniziarono a combattere i due “partiti” dei Guelfi e Ghibellini e anche Pisa dovette schierarsi. Dopo varie battaglie, le sorti dei Ghibellini volsero al peggio e il 6 agosto 1284 le due flotte di Genova e Pisa si scontrano e i Pisani vennero duramente sconfitti. Decisivo a questo epilogo, fu il tradimento del conte Ugolino della Gherardesca, che alla vista delle navi nemiche si ritirò con i suoi dodici galeoni nella zona di Livorno e assistette alla catastrofe; il popolo pisano allora lo rinchiuse nella torre dei Gualandi, dove morì di fame insieme ai figli e ai nipoti e Dante nel Canto XXXIII dell’Inferno ne volle raccontare la tragica fine dedicandogli delle strofe. Successivamente, Pisa vinse un’importante battaglia contro la città genovese in Tunisia e con il saccheggio di Palermo si procurò i bellissimi marmi con iniziò la costruzione della Piazza del Duomo. Dalle battaglie invece contro gli arabi ne derivarono accrescimenti territoriali che dalla metà del XI secolo gli procurarono riconoscimenti papali e imperiali. Nel corso del XII secolo l'importanza della presenza pisana aumentò anche nell'impero bizantino e a Costantinopoli, in particolare, ottenne la posizione di nazione preferita, tradizionalmente assegnata a Venezia, scontrandosi poi con la repubblica marinara di Genova a causa del suo volgersi nel Mediterraneo occidentale verso i mercati dell'oriente. Tale attriti diventarono poi guerra vera e propria. Pisa costruì intanto nuovi scali e instaurò nuovi rapporti diplomatici ed economici. Nel 1180 venne stipulato tra le due città un accordo di non aggressione nel Tirreno e nell'Adriatico. Il trattato ebbe vita breve in quanto prevedeva che Pisa rinunciasse alle sue mire espansionistiche nell'Adriatico pur mantenendo il controllo degli sbocchi già acquisiti. Il trattato aveva funzione “antigenovese” e nel corso del tempo i rapporti tra Pisa e Venezia diventarono di collaborazione e di alleanza allo scopo di conquistare il mercato di Costantinopoli. All'inizio del XIII secolo Pisa si impegnò nella normalizzazione dei rapporti con la rivale Genova. Dopo essersi accordata con Venezia per poter eventualmente sostenere uno scontro prolungato con i liguri, si impegnò in un tentativo di pacificazione. Pertanto, espandendosi la presenza pisana nel Mediterraneo e consolidandosi gli interessi delle classi mercantili pisane, diventò necessario modificare l'assetto istituzionale della città. Scomparve la carica di console e intorno al 1230 tali classi nobiliari individuarono nella figura del Capitano del popolo la persona che li rappresentasse sul piano politico e li difendesse su quello militare. Il XV secolo è il periodo del dominio fiorentino: iniziano le Signorie. In cambio della possibilità di offrire a Firenze uno sbocco sul mare, Pisa ottenne dai Medici e in particolare da Lorenzo il Magnifico, alcune opere di manutenzione del territorio e la costruzione di vari edifici pubblici e civili. In questo modo però iniziò il graduale interramento del porto, causato dai detriti trasportati dall’Arno e diventando impraticabili gli attracchi, con i terreni stagnanti, si diffuse velocemente la malaria e popolazione iniziò a morire. Nel 1553 Alessandro de' Medici si proclamò Duca e sotto il suo ducato la città ottenne molti vantaggi: la ripresa del commercio, delle industrie e la nascita dell’Università degli studi; alcuni miglioramenti si ebbero anche con i Lorenesi, particolarmente sotto il granduca Leopoldo I, poi tutto si fermò, fino al risveglio risorgimentale del 1848. Nel 1860, col Granducato di Toscana, Pisa fu unita per plebiscito al Regno d’Itali

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